Storia di Lecce  /  I dintorni di Lecce  /  La cucina e i Locali  /  Monumenti e chiese


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Per il viaggiatore che giunge a Lecce, dopo aver attraversato un paesaggio rurale povero di strutture industriali si trova improvvisamente di fronte ad un insieme architettonico di insolita eleganza. L’impressione di questa architettura barocca che fiorisce su uno sfondo rustico è il primo tratto che si coglie di Lecce, ed è in realtà la chiave per intendere questa città che ha vissuto e vive nel contrasto tra un’aspirazione al decoro delle forme, e la sua origine contadina, rurale, che fatalmente la destina al sottosviluppo.

Balconi fioriti di ferri battuti e di gerani che illegiadriscono le facciate pesanti di bugnato rustico, sforacchiato dai licheni; vicoletti scalcinati, improvvisamente impreziositi da un portale cinquecentesco; palazzi gentilizi le cui trabeazioni si interrompono per far posto ad un “fumaro” campagnolo.

I leccesi hanno costruito la loro città così, collocando la dimora gentilizia accanto alla casupola del villano, innalzando preziose cattedrali, una città su misura che porta i segni di una realtà contadina che nessuno di loro vorrebbe rinnegare.

Percorrendo le strade di Lecce vecchia, da Porta Rudiae a Santa Croce, dalla Piazza del Duomo a via Idomeneo, si finisce per rimanere coinvolti dalle scenografie mutevoli, dalle antiche piazzette che innalzano palme bizantine, come segnacoli di un oriente sempre presentito e imposseduto, e ti ritrovi alfine davanti a una cattedrale barocca! Lecce dà l’impressione di essere una citta’ così piena di sè, chiusa nel suo giro di iperboli, quasi dislocata dalla civiltà tecnologica.

Lecce, capitale del Barocco e dell’emigrazione, nasconde i suoi veri drammi dietro una patina di cortesia secentesca, mentre innalza Santi di cartapesta verso un cielo tra i più luminosi. Il suo monumento per eccellenza è l’arco di Carlo V, costruito in onore dell’Imperatore.

Secondo la leggenda Lecce fu fondata un secolo prima della guerra di Troia da Malennio, re dei salentini, discendente da Minosse. In effetti, la posizione geografica del Salento ha sempre favorito le immigrazioni di popoli provenienti dalle vicine coste dei Balcani e delle isole dell’Egeo. Dai ritrovamenti archeologici si conferma una prima immigrazione egea, successivamente subì la colonizzazione laconica che diede vita alla splendida Taranto. Le primitive popolazioni furono chiamate Japige, da Japige figlio di Dedalo. In particolare furono detti Salentini e Messapici gli abitanti dell’attuale penisola salentina. Malennio avrebbe poi fondato Rudiae. A Rudiae è anche dedicata la porta omonima, una delle principale porte d’accesso attraverso la cinta di mura che anticamente proteggeva la città di Lecce.

Dopo essere stata un centro culturale importante al tempo della colonizzazione greca, con la sconfitta di Taranto, Lecce passò sotto la dominazione dei romani. L’Imperatore Adriano costruì la via che congiungeva Brindisi a Lecce e questa al mare, segno dell’importanza che Lecce aveva assunto sotto il profilo commerciale a quel tempo. Del periodo romano rimangono i resti di un anfiteatro capace di ospitare 25.000 spettatori, e di un teatro, il primo accanto alla piazza Sant’Oronzo, il secondo dietro la Chiesa Santa Chiara, non lontano dalla stessa piazza.

Sotto i Normanni per Lecce comincia un periodo di particolare splendore. Re Tancredi la fortificò con una cinta di mura, ed edificò poco fuori di esse, il monastero dei Santi Niccolò e Cataldo, con la bella Chiesa oggi annessa al cimitero. Fu proprio con i Normanni che Lecce comincia ad essere scelta come sede privilegiata di re e di nobili, donde il fiorire di splendidi edifici, una tradizione che toccò a questa città da sempre e che ne giustifica il carattere aristocratico.

L’Imperatore Federico di Svezia nominò Lecce ” caput Apuliae “, nutrendo per essa una forte predilizione.

Successivamente la città passò sotto gli Aragonesi che amavano molto soggiornare nelle sue ridenti contrade, poi vi furono le famose scorrerie turche che culminarono con l’assedio di Otranto e, in seguito, Lecce passò sotto la dominazione degli Austriaci e dei Borboni, sino all’avvento dell’Unità d’ Italia.

Lecce è ricchissima di monumenti rinascimentali e barocchi ed è per questo che ha meritato l’appello di ” Firenze del barocco “!

Durante il Rinascimento a Lecce vi fu un forte impulso culturale, fiorirono le accademie ed intorno ad esse si raccolsero gli ingegni migliori del tempo, consentendo quel vivace scambio culturale in tutta la penisola. Si incrementò la produzione artistica e letteraria, quella scientifica e l’arte della stampa.

Di particolare importanza fu il teatro che ebbe amatori fervidissimi, con un pubblico attento e sensibile. Particolarmente in auge fu l’opera lirica ed ampio spazio ebbero gli spettacoli lirici con i famosi cantanti dell’epoca fra cui Tito Schipa un leccese in onore del quale è stato edificato il teatro che prende il suo nome.

Nonostante la cultura di massa dei nostri tempi, a Lecce si conserva molto la tradizione e l’amore per la musica lirica, l’anfiteatro e le piazze si trasformano anche oggi in grandi platee che ospitano i nomi più importanti della scena nazionale ed internazionale, come Katia Ricciarelli, affezionatissima alla città di Lecce.

Il teatro Tito Schipa si trova anche a Gallipoli e, la famosa cantante lirica poc’anzi citata, ama esibirsi anche in quest’ultima cittadina della provincia leccese, specialmente durante la manifestazione del Premio Barocco,

Interessante a Lecce è il Museo provinciale Sigismondo Castromediano ricco di materiale romanico, messapico etc. Notevole è anche la Biblioteca Provinciale Nicola Bernardini.

Lecce raccontata da chi ci vive è L’arte della Puglia, la bomboniera e il gioiello dei Salentini che ne vanno fieri. Basti pensare alle università, ai palazzi di giustizia, alle strutture turistiche, Taranto e Brindisi si vedono costrette a fare capo ad essa, a dipendere da essa e dal suo prestigio.

Lecce è una città piccola ma preziosa, campanilista, attaccata alla cultura religiosa cristiana, ciò nonostante, è forse l’unica in tutta la Puglia ad essere multietnica e all’avanguardia rispetto alle altre città della nostra regione, altrettanto belle, ma che mancano di quel qualcosa in più che invece Lecce offre. Basti pensare anche alla tradizione calcistica, al suo stadio, Lecce gode di una storia niente male, e i giocatori di serie A adorano viverci e divertirsi, come tutti coloro che la visitano per la prima volta, ha un fascino unico nel suo genere.

I dintorni di Lecce

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Nella provincia di Lecce, sul tratto di costa che va da Casalabate a San Cataldo, si trovano Casalabate, Torre Rinalda, Torre Chianca e Frigole, e poi, sempre lungo la costa salentina tra i dintorni di Lecce, Torre dell’Orso, San Foca.

Sono tutte borgate di pescatori vicinissime a Lecce città, con tanta sabbia a portata di mano e un’acqua tra le più trasparenti. Una pianura dolce e varia per l’alternarsi di formazioni boschive, di macchie, di vigneti, di prati variopinti, solcati da lunghi filari di pini mediterranei.

E’ qui che ci sono case coloniche con il loro spruzzo di bianco che spicca in mezzo al verde, antichi casali, torri di guardia.

Casalabate è fra tutte le località, quella maggiormente sviluppata per numero di abitazioni, attrezzature balneari ed alberghiere, Torre Rinalda, Torre Chianca e Frigole dispongono di stabilimenti balneari con ampi arenili. Frigole ha un camping attrezzatissimo, sullo sfondo di una magnifica pineta che si affaccia sul mare. Tutta la zona è arricchita di ville, ristoranti e bar che offrono un’accoglienza quanto mai gradita.

Da San Cataldo a Torre Specchia, la costa è per lo più bassa e sabbiosa, per lungo tratto fiancheggiata da splendide pinete che la strada litoranea attraversa in molti punti.

San Cataldo è la spiaggia dei leccesi. Il nome le viene dal Santo irlandese, protettore della non lontana Taranto, che una contrastata leggenda vuole sia sbarcato qui o naufragato dopo un viaggio in Terra Santa. Gli stabilimenti balneari sono numerosi e accoglienti. Il porticciolo poi è scalo adatto per le imbarcazioni da diporto e accogliente è il camping internazionale. C’è anche qualche avanzo del Porto Adriano che l’Imperatore romano costruì nel 130 d.C.

Dopo Torre Specchia appaiono i primi isolotti paralleli alle insenature, vero paradiso per i patiti della scogliera, per coloro che si calano in mare per esplorare i fondali dove, a parte i molluschi e i pesci si possono trovare cocci di anfore antiche. Gli isolotti hanno forme varie e si raggiungono a nuoto in pochi minuti. Acque purissime, non contaminate, colonie di cozze nere, piccole ma dolcissime, cozze patelle, piedi di capra, a parte i ricci che abbondano, visibili ad occhio nudo.

La costa continua così fino a San Foca, qui troviamo la prima borgata di pescatori, con un porticciolo in parte naturale, antistante alla torre di Carlo V.

San Foca è un piccolo centro che profuma di cordami e di frutti di mare, dove si affittano appartamenti ammobiliati, villette. Vi sono anche buoni alberghi, buoni anche i ristoranti dove è possibile gustare il pesce fresco a prezzi modesti. E’ la località preferita dai leccesi anche perchè dista solo una ventina di chilometri da Lecce. Tuttavia non è mai affollata perchè tali e tanti sono i posticini, le passeggiate, le insenature e le spiagge isolate dove non c’è la folla apocalittica degli altri luoghi di villeggiatura più celebri, quindi ognuno può farsi il bagno in pace, senza dividere il suo pezzo di spiaggia con altri.

Qui i pescatori fissi non sono molti, sono per lo più contadini che vanno a pesca, tuttavia il pesce che si può trovare è dei più saporiti: saraghi, dentici profumati, spigole, orate e le celebri triglie coi baffi, ma non meno saporiti i pupiddhi, le vope, le sarde. Le attrezzature turistiche magari non saranno delle più sviluppate del Salento, ma in compenso i villeggianti possono gustare emozioni altrove ormai impossibili. Villeggiare qui significa entrare in un’altra dimensione, quella della gente di mare che va in giro scalza, che fa conversazioni la sera e, i forestieri stessi adorano sedersi e parlare con i pescatori. L’ospitalità qui è sacra, non ha assunto come in altre località valore commerciale; la gioventù è cordiale, allegra, s’accosta al forestiero con curiosità e simpatia istintiva.

A San Foca ci sono precise ricorrenze: la processione a mare, la sagra della pesca in Agosto, e la grande festa popolare in piazza con musiche e canti, nello stesso mese, alla quale partecipano migliaia di persone.

L’itinerario è ricco di località amene che meritano la visita anche di qualche ora. Suggestiva è Torre dell’Orso, che prende il nome da una vetusta torre quadrata, con un’ampia insenatura e ariosa spiaggia sulle quali sovrasta una folta pineta.

Una citazione a parte merita Torre Santo Stefano, una conca folta di felci, rosolacci e tamerici e con una spiaggia solcata da un ruscello. In questa splendida insenatura si è insediato il club Mediterranèe, che gestisce uno dei suoi tipici villaggi turistici, dove all’ospite è offerto ogni comfort, dall’appartamento monocamera autosufficiente, ai campi da golf, tennis, galoppatoio, porticciolo, ecc. La particolare bellezza della zona continua ad attirare gli operatori turistici, ed altri insediamenti sono già in atto. Si spera che essi possano inserirsi nel paesaggio, non per mortificarne la naturale bellezza, ma per potenziarla e valorizzarla quanto merita.

Centro peschereccio, e anche qui si rinnova il rito semplice dell’ospitalità del contadino pescatore, per non parlare poi di Sant’Isidoro e Frassanito, dove è sorto un attrezzatissimo camping.

Lungo la costa salentina, verso la sopracitata Torre dell’Orso, si possono scoprire acque purissime ed incontaminate.

E per Dormire?

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La Cucina e i Locali

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La cucina pugliese è ovunque buona, in ogni provincia di questa bellissima regione la gente simpatica e solare ama cucinare e sa deliziare i palati più difficili, ma a Lecce l’arte culinaria è decisamente superlativa! Tra le pietanze tipiche della tradizione leccese, ricordiamo: la minestra di fave e carciofi ” puppidi ” ( avannotti in scapece ); insalata di melanzane alla griglia; ” ciceri e ttria ” ( tagliatelle caserecce e ceci che non sono però, la nota minestra, comune in tutto il Mezzogiorno, le tagliatelle vengono cotte, una metà in acqua salata con gambi di sedano, l’altra metà fritte in olio bollente. Si aggiungono ai ceci cotti e si dà una leggera cottura); cozze alla leccese con ricotta salata e cavatini caserecci; ” spruscinu ” ( cicorie selvatiche cotte in acqua salata e condite con olio e cipolla detta ” spunzale ” ovvero la cipolla senza bulbo, oppure cotte in minestra bastarda con l’aggiunta di prezzemolo, formaggio, olio crudo, pepe ); ” paparinhostaria-arete[1]e nfucate ” ( rosolacci, rape, cavoli, romice, soffritti in olio e aglio e cotti in pentola di coccio con olive nere ); ” virmicieddhi cu lla muddica ” ( col pane secco, pestato, tostato e soffritto in olio, si condiscono i vermicelli, aggiustandoli con sale e pepe ).

Ancora, lo ” spezzatu ” ( fricassea di carne ); ” moretti ” ( interiora d’agnello al forno ); i panzerotti ” zuccali ” di castrato ( castrato cotto in pignatta di creta con cipolla, sedano, patate, zucchine e pomodoro ); ” mulignana di Santu Ronzu ” ( melanzane affettate, passate all’uovo e farina e soffritte ), poste a strati in teglia di creta, con basilico e formaggio pecorino, e ricoperte di salsa di pomodoro e cipolle, vengono cotte al forno; ” urdichella ” fritta ( le attinie, liberate, con tecnica particolare, dai tentacoli, si immergono in uova sbattute, si infarinano e si calano delicatamente e con fermezza in acqua fredda e poi in abbondante olio bollente. Si servono spolverizzati di sale e con spicchi di limone ); ” sangicchju ” in fracassea ( sangue di maiale fritto in olio, con sale formaggio, pangrattato, pepe, uova sbattute, prezzemolo tritato ); ” pittule cu mfusion-restaurant-20091126-184218[1]ignulu ” ( frittelle ripiene di cavoli ); “mbojacate” ( lunghi involtini di interiora di agnello cotti al forno o alla brace ).

Ed inoltre: le ” pitte ” ( pizze varie ); ” quazuni ” o ” puddiche ” ( focacce imbottite ); ” puccia ” ( pane con olive nere snocciolate ); ” pane puddicasciu ” ( farina impastata e cipolla, olio e pomodoro ); ” pipaluru ntra carrapa ” ( peperoni gialli arrostiti, salati e posti in bottiglia con salicilico ); ” cautu- cautu” ( sfoglia fritta, ripiena di grano duro pestato, alicette, conditi con olio, sale e pepe ); panzerotti di riso ( sgonfiotti ripieni di riso, pangrattato, uova, formaggio grattuggiato, prezzemolo, pepe e noce moscata ); ” cuculedde ” di patate ( polpette ).

Questi alcuni dei primi e dei secondi piatti, tra i dolci invece ricordiamo: le cotognate ” mendule turrate ” ( conglomerati di mandorle in zucchero caramellato ); ” ammazziti ” ( sanguinaccio ); ” puddica ” ( ciambella con uovo nel mezzo ); ” pistofratru ” ( semola di grano duro versato a pioggia nel vincotto e smosso continuamente fino a cottura. Vi si aggiungono cannella e polvere di cioccolato. Raffreddato viene tagliato a fette e cosparso di zucchero fino ); ” purcidduzzi ” ( gnocchetti fritti e cosparsi di miele ); ” cuddure ” ( grossi taralli di pasta frolla e uova sode simili alla ” puddica ” ).

Tra i vini: il Negrino, color rosso ciclamino, vinoso, dolce, servito a 16 gradi di temperatura, per dessert; il Salento, cerasuolo, delicato, asciutto, per antipasti e arrosti; è distribuito in tutta la provincia; l’Aleatico: rosso granata, pieno, gradevole, da dessert.

Infine dopo i pasti, è da assaggiare l’amaro di San Domenico.

A Lecce, è possibile recarsi in molti locali, lounge bar, caffetterie, disco-pub, pub, ristoranti, inoltre, la città è piena di camioncini che fanno crepes e panini per la strada e nelle piazze.

In Piazza Sant’Oronzo si trova il Mac Donald, molto frequentato a qualsiasi ora, sia la mattina che la sera si incontrano persone che passeggiano, bevono drink, mangiano gelati e scattano foto alla statua del Patrono; di fronte al Mc. Donald, sulla sinistra vi è un lounge bar con i tavolini fuori che attrae molti giovani soprattutto alla sera e i cocktails hanno prezzi economici e sono buonissimi!

In tutte le strade della città si passeggia fino a tarda ora, Lecce è molto tranquilla e rilassante ed è piacevole camminare.

La strada più famosa e frequentata sia dagli abitanti che dai turisti, è quella che comunemente tutti gli studenti chiamano la via dei pub, un lungo sentiero nei pressi del centro storico dove sorge Porta San Biagio, ricco di palazzi antichi, pub e pizzerie d’asporto. Tra i pub, il più conosciuto è il Road 66 dove è possibile gustare la birra Tennent’s e mangiare la pizza alla nutella, oltre i maxi panini farciti in tutti i modi e per tutti i gusti.

Continuando per il sentiero, si rimane catturati dai negozietti che vendono vestiti, souvenir e oggettistica tipici della cultura salentina, anche l’ottimo olio dei migliaia di ulivi del Salento, le frise, i tarallini caserecci, il pane di grano; chi percorre tale via, ad un certo punto si troverà in piazzetta Santa Chiara dove è sita la famosa Chiesa, di fronte la quale si radunano un sacco di giovani che entrano ed escono dai pub che fanno l’happy hour, come l’Urban cafè e il Momà. I barman sono simpatici e bravi nel loro mestiere, fuori ci sono le panchine dove potersi sedere e chiaccherare in compagnia degli amici fino a tardi.

A Lecce nei pressi di Porta Napoli, si trovano molti locali e ristorantini rinomati, sarà per quel suo fascino, o per la sua bellezza, Porta Napoli dona un’aria aristocratica ai luoghi, ai locali, ai palazzi, di fronte si può ammirare una piazzetta con un giardino ricco di oleandri rosa che la rendono molto romantica e dolce.

Tra le bracerie ricordiamo il ristorante-braceria “I latini “, caratteristico e frequentato anche dai Vip di tutta Italia, difatti all’entrata del locale, sono mostrate tutte le foto con vari personaggi del mondo dello spettacolo come il cantante Al Bano, assiduo frequentatore del posto. I prezzi sono ottimi, soprattutto se si considera che le grigliate di carne sono molto abbondanti e deliziose.

Cambiando zona, a Lecce nelle vicinanze di Viale Taranto, in periferia, è situato il “Tennent’s Grill “, un pub grande, sempre pieno persino nei giorni feriali, dove fanno ottimi piatti di carne, insalate di tutti i tipi, hot dog, antipasti della casa, pizze e molte altre specialità.

Sempre nei pressi di Viale Taranto, troviamo un altro locale, precisamente una famosa braceria chiamata ” Barbecue “, qui la carne è insuperabile, si può sceglierla ed ordinarla direttamente dal banco-frigo, è pregiata e freschissima, si consiglia vivamente a tutti i turisti di andarci, anche per gustare il buon vino, gli antipasti alle verdure grigliate, le patate al forno e alla cenere.

Nella zona interna della città barocca, in via SS. Giacomo e Filippo, c’è lo steackhouse per eccellenza del Salento, il Pio Bove, unico nel suo genere, gestito dallo stesso personale del Pio Bove di Gallipoli, stessa clientela, stessa qualità.

Per gli amanti del pesce crudo giapponese, e quindi del sushi, in Viale U. Foscolo abbiamo il Fusion, un ristorante creativo giapponese dalle gustose ricette.

I vacanzieri che decidessero di trascorrere la loro villeggiatura in città, hanno l’imbarazzo della scelta, Lecce non fa mancare nulla e, dopo aver finito di mangiare, è d’obbligo assaporare il gelato leccese lo ” spumone “, ricoperto di nocciola e cioccolato, con canditi, croccantini, pistacchi.

Questi e molti altri i Bar, pub, ristorant, trattorie, osterie, agriturismi, masserie etc che si trovano a Lecce, una città piccola che però offre molto sia a livello culturale-artistico e sia come divertimento.

Si consigliano: La vecchia osteria, l’osteria degli spiriti, trattoria Nonna Tetti, il Nautilus per gli amanti del pesce, il ristorante I Vicerè, raffinato ed elegante, pizzeria ” I fratelli la bufala “, dove mangiare la vera pizza napoletana, il ristorante cinese Shangai in via della Libertà per chi piace la cucina cinese, la masseria ” il Parco “, dove fanno anche ricevimenti e matrimoni, solo per citarne alcuni.

Monumenti e Chiese

Arte Lecce

Santa_Chiara_Lecce_1163[1] Piazza Sant’Oronzo, nonostante rimanga ancora il centro commerciale della città va perdendo sempre più la sua importanza a vantaggio della piazza più nuova, Piazza Mazzini, intorno alla quale vanno sorgendo altri nuovi quartieri. Per conseguenza la città si spopola dopo le nove di sera, da Sant’ Oronzo alla stazione, cioè nella parte vecchia, mentre i cinema e i caffè, per lo più situati nella zona nuova, sono ancora frequentati sino a tardi.

La Piazza Sant’Oronzo verso i primi del 900′ era circondata da edifici bassi; la statua del Santo eretta nel 600′ su una base di colonna romana trasportata da Brindisi era circondata da una balaustra opera di Giuseppe Zimbalo, lo stesso che lavorò alla costruzione di Santa Croce, ed era collocata sul lato sud. I leccesi furono in ogni tempo devotissimi al Santo al quale attribuirono il miracolo di essere stati risparmiati dalle pestilenze che in varie epoche si abbatterono sulla Puglia.

Una stampa dell’800′ mostra presso il Sedile del Capitano, due statue equestri, una di Carlo V e l’altra di Filippo II ed una fontana. Il Sedile, ovvero l’ufficio del pubblico reggimento, di cui oggi resta solo la parte anteriore, constava anche di una sala retrostante ed era attiguo alla Chiesa di San Marco, di cui è rimasto solo il Portale.

183032582-07b36b8c-f22e-4f09-b848-9b9ef157c7c8[1]Oggi le vecchie capande sono sparite così pure le statue equestri, nuovi edifici di gusto discutibile hanno preso il posto delle vecchie facciate umbertine; mentre un intero lato di edifici è stato demolito per far posto agli scavi dell’anfiteatro romano. In compenso la piazza torna ad animarsi dal lunedì al venerdì per il mercato, lo stesso istituito da Maria D’Enghien 5 secoli fa e che continua a richiamare a Lecce, grande folla di commercianti dalla provincia. E’ qui che nella settimane che precedono il Natale si svolge la fiera del Presepe che ridà alla piazza quell’aria fiabesca che ritroviamo nelle vecchie stampe.

Legati alle loro tradizioni, i leccesi amano festeggiare verso la fine di Agosto il loro Patrono, parando la piazza e le vie adiacenti con luminarie, addobbi. La festa che dura tre gg., richiama molti provinciali e forestieri che convengono a Lecce per ascoltare i concerti bandistici, gustare i caratteristici dolci di mandorla, assistere al lancio dei fuochi pirotecnici che chiudono i festeggiamenti la sera dell’ultimo giorno.

Alcuni monumenti interessanti fuori delle antiche mura, sono la Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, la Torre di Bello Luogo, la Torre del Parco.

Una visita alla chiesa dei Santi può dare un’idea della splendida civiltà che fiorì a Lecce sotto i Normanni.

Questo tempio costituisce un cospicuo esempio di architettura romanica con particolare gusto per la decorazione, che si ammira sulla facciata, soprattutto nel portale.

porta-napoli-1[1]All’interno, la Chiesa appare ricca di affreschi e di colori vivaci, bello anche il chiostro cinquecentesco.

La torre del Bello Luogo fu costruita verso la fine del VIII secolo, in aperta campagna, e costituisce un esempio di architettura militare. E’ circondata da un fossato e conserva nel suo interno un oratorio decorato di affreschi. Questa torre è visibile entrando a Lecce dalla superstrada.

La torre del Parco, detta anche della Regina Giovanna, si trova all’altezza dell’ospedale psichiatrico e, come la prima questa torre ha pianta circolare ed è relativamente ben conservata.

Porta Napoli è la vecchia porta d’ingresso a Lecce per coloro che provengono da Brindisi, con l’obelisco antistante, eretto in onore dei Borboni che porta scolpite in basso rilievo le insegne della casata: un delfino con la mezzaluna in bocca, ed altri simboli delle imprese compiute da questi re.

La Porta Napoli costruita in onore di Carlo V nel 1548 è un arco alto poco più di 20 metri, eretto su colonne binate con base attica e capitello barocco, sormontate da un frontone triangolare, nel quale sono scolpite le armi dell’Impero e altre insegne.

Le strade che da Porta Napoli portano al centro, sono tipiche di quell’architettura leccese fatta di grazia decorativa, abbondano di vecchi palazzi barocchi, di balconcini con i fiori che s’affacciano tra i ferri battuti, finestre incorniciate che somigliano a specchiere veneziane.

Porta Napoli è senza dubbio la Porta più affascinante e, la via che da qui conduce al Duomo, via Palmieri, comprende palazzi gentilizi di particolare interesse come il palazzo omonimo di Piazzetta Falconieri e il Palazzo Palmieri ( famoso illuminista leccese ) di stile settecentesco.

lecce-obelisco[1]Piazza del Duomo dalla via Palmieri e attraversando il corso Vittorio E., è facilmente raggiungibile; appena entrati nella piazza si può ammirare uno spettacolo di eleganza di fronte ad un insieme di rara unità architettonica. Qui vi strova il Palazzo del Seminario, il Palazzo vescovile, il Duomo, con la bella torre campanaria, opera dello Zingaretto.

Si tratta di costruzioni barocche dal gusto più severo rispetto alla sfrenata fantasia di Santa Croce.

Tutti gli edifici sono di pietra leccese, ed è qui che si può avvertire la presenza delle cornacchie intorno al Campanile.

La torre Campanaria, dall’alto della quale si scorge il mare e, quando c’è schiarita, l’Albania fu utilizzata per fini bellici, ospitò molte guardie che vigilavano contro improvvise incursioni turche.

All’interno del Duomo troviamo alcune tele dei pittori salentini, Tiso, Coppola, la cui opera testimonia contatti con la cultura toscana, napoletana ed emiliana. Le navate nell’interno della Chiesa splendono nel loro barocco e colpisce il Bel Pulpito di legno del XVII secolo, con lo stemma del vescovo Pappacoda. Notevoli le cappelle delle navate e, in quella dell’Immacolata, troviamo una statua di legno che raffigura l’Assunta opera dello scultore Fumo. Nella cappella dell’Annunziata sul baldacchino si erge il bellissimo presepe, una delle più alte realizzazioni della scultura lignea del 600′. Sempre nel Duomo, vi si trova una cripta sotteranea eretta sulle tombe dei primi martiri cristiani leccesi.

Nella Piazza Duomo sin dall’antichità continua a svolgersi ogni prima domenica del mese di Novembre la fiera del paniere che consiste in una benedizione simbolica da parte del Vescovo dei panieri raffiguranti le merci.

Poco oltre la Piazza del Duomo si scorge  la Chiesa dei Teatini, abbastanza grande e graziosa, ma cio’ che di più bello esiste a Lecce, è la Chiesa Santa Croce, una esplosione di fantasie barocche sulla facciata, un’apparizione che sulle prime lascia un pò frastornati, in cui si intrecciano motivi ed umori orientali, moreschi, bizantini ad una simbologia campestre, che si richiama ad una società prevalentemente agricola. Questa Basilica fu iniziata nel 500′ dal Ricciardi e portata a termine dallo Zimbalo al quale si deve quel barocco fragoroso con una decorazione ricca di cornici, balaustre, fregi, grifi e telamoni. Alla base la facciata poggia su alte e austere colonne cinquecentesche, come pure si ispira il chiostro oggi cortile della Prefettura. L’interno della Basilica si presenta a tre navate altissime, sormontate da volte a crociera, ornate di stucchi con la grande cupola centrale e il soffitto a cassettoni di una sobria eleganza. Prevale all’interno il bianco del tufo e il fasto degli altari con decorazioni barocche. Annesso alla Basilica Santa Croce vi è il Palazzo Celestini, oggi palazzo della Prefettura con la bella facciata e le finestre incorniciate di merletti di pietra.

Per chi volesse gustare una manifestazione di barocco classico, si consiglia una visita a San Matteo, un movimento di volumi che si ritrovano nei più antichi esemplari di architettura barocca ed infine Santa Chiara con la sua piazzetta annessa, molto romantica.

Inoltre, a conclusione delle porte che caratterizzano Lecce, oltre le sucitate Porta Rudiae ( risalente al 1703 sormontata dalle statue di Sant’Oronzo, San Domenico e Santa Irene ) e Porta Napoli, abbiamo Porta San Biagio che fronteggia il Monumento dei Caduti, dedicata a San Biagio, edificata nel 700′ e molto frequentata dai giovani alla sera, costituita da un solo arco.

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